domenica 29 aprile 2012

Un voto per cambiare la politica

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L'Italia dei valori è impegnata a ridare slancio all'Italia. A cambiare il Paese con una  politica attenta ai diritti, alla legalità, al lavoro, alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione. E vuole farlo con le forze del centrosinistra.
Per questo "sta lavorando per ricostruire la foto di Vasto". Lo ha detto Antonio Di Pietro ieri dall'Emilia Romagna dove si trovava per un tour elettorale a sostegno dei candidati del centrosinistra alle prossime elezioni amministrative. La foto di Vasto, con Bersani e Vendola, ha rimarcato il leader IdV, "è un modello culturale, ideologico e programmatico affinché si superi definitivamente il modello berlusconiano che ha portato in politica persone che dovevano sistemare i propri affari o i propri problemi giudiziari o quello dell'attuale governo che si sta preoccupando ragionieristicamente di far quadrare i conti senza rendersi conto che a pagare sono le fasce sociali più deboli ed oneste. Serve un governo politico che metta al primo posto una maggiore uguaglianza, legalità, taglio alle spese ed equità su chi deve pagare le tasse. Il voto all'Idv rilancia un modello di centrosinistra", ha sottolineato Di Pietro che ha anche messo in guardia dal pericolo astensionismo: "Chi rinuncia al voto - ha detto - fa solo l'interesse proprio di quei politici che vuole mandare a casa".
Non cadere nella trappola. "Questo polverone del 'tutti uguali' - ha aggiunto il presidente dell'Italia dei Valori - lo stanno alzando non i Di Pietro e i Grillo, ma proprio quella politica blasonata che ha paura del contatto con i cittadini. Non bisogna buttare via il voto".

venerdì 27 aprile 2012

Primo Maggio, l’Italia dei Valori in piazza con i lavoratori

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Siamo in presenza della più clamorosa rottura generazionale. Mai come oggi ai giovani viene offerto un lavoro brutto, sporco, sottopagato e precario indipendentemente dai loro meriti, dal percorso di studi, dalle loro capacità. L’unica alternativa per molti di loro è lasciare il Paese. Quattro milioni sono i giovani in Italia che hanno un lavoro precario e quarantamila sono quelli che ogni anno abbandonano l’Italia per cercare un futuro migliore altrove. Basterebbero solo queste due cifre per dimostrare l’incapacità del governo Berlusconi nell’affrontare i problemi reali del Paese. Un Paese che non investe sui giovani è un Paese che non ha futuro. Purtroppo però c’è del peggio, la precarietà oggi non è soltanto un fatto generazionale, che coinvolge soltanto i giovani ma è un dramma che si è esteso a tutto il mondo del lavoro, attraversa tutti i settori, dal pubblico al privato, dalla piccola e media impresa all’artigianato, alla grande industria, dalla scuola, all’università, alla ricerca. Oggi si è precari a tutte le età, si è precari a vent’anni se fai ricerca all’università, a cinquant’anni se vai in cassa integrazione o in mobilità sapendo che verrai espulso dal ciclo lavorativo, sei precario dopo una vita di lavoro e di sacrifici se la pensione che percepisci basta a malapena a coprire l’affitto di casa.
Quale significato dare allora alla giornata del Primo Maggio nata per riconoscere i diritti universali dei lavoratori e per valorizzare i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori?
Per noi deve essere un’occasione per restituire il presente e ripensare il futuro delle giovani generazioni e attraverso il loro protagonismo ricostruire il Paese a partire da una nuova classe dirigente che sappia interpretare e proporre soluzioni adeguate ai problemi reali.
Un primo maggio di festa che non sia solo memoria, un vecchio rituale, come qualcuno vuol farci credere per far passare il messaggio che in fondo se ne può anche fare a meno, che anche quel giorno si può andare a lavorare anzi, si deve, perché chiudere i negozi anche per un solo giorno è un lusso che non ci possiamo permettere. Vogliamo che il giorno della festa dei lavoratori, in tutte le piazze d’Italia, si ricostruisca quel tessuto connettivo e quel legame tra padri e figli, tra giovani precari e pensionati, tra universitari, ricercatori, studenti e insegnanti, operai e impiegati che il governo ha rotto.
Da troppo tempo ormai subiamo le irresponsabili politiche di un governo, quello Berlusconi, che sta smontando pezzo per pezzo quel patrimonio di certezze e garanzie faticosamente conquistato.
Per ultimo, gli accordi alla Fiat di Pomigliano e Mirafiori, voluti dall’ad Sergio Marchionne, dove i lavoratori si sono ritrovati di fatto a dover votare sapendo che l’alternativa a quegli accordi sarebbe stata la chiusura degli stabilimenti e quindi la perdita del posto di lavoro. Per noi non c’è libertà dietro un quesito così posto. Consideriamo quegli accordi illegali e incostituzionali perché minano le libertà delle persone, garantite dalla Costituzione.
In questo generale clima di incertezza e in presenza di continui attacchi ai diritti, crediamo sia opportuno che questo primo maggio sia una giornata in cui le generazioni che questo governo ha messo in contrapposizione si incontrino per riconquistare il loro presente e ripensare il proprio futuro, ragionando su pochi, semplici punti che contano davvero. Quelli che anche l’Italia dei Valori condivide e anzi acquisisce nel proprio programma di alternativa di governo: la centralità del contratto a tempo indeterminato, come è in tutta Europa; la difesa della scuola pubblica, l’Università e la ricerca; gli ammortizzatori sociali per tutti quelli che ne sono privi; un piano nazionale di investimenti sulle filiere della green economy; il diritto alla casa, al reddito, al lavoro.
A questi punti l’Italia dei valori dice Sì.
Sì a una diversa e più giusta ripartizione del carico fiscale, oggi troppo sbilanciata a favore delle classi più ricche. Sì alla difesa delle pensioni, con la rivalutazione e il riconoscimento della quattordicesima, e la garanzia di redditi da pensione adeguati per le future generazioni; sì al ripristino della flessibilità dell’età pensionabile.
Si alla ‘democrazia nei luoghi di lavoro’, con una legge che obbliga a sottoporre sempre al voto dei lavoratori gli accordi siglati dalle organizzazioni sindacali, per archiviare la pratica delle intese separate.
Per tutto questo l’Italia dei valori sarà in piazza il Primo Maggio insieme con le organizzazioni sindacali, i lavoratori, gli studenti, anche con banchetti informativi e volantinaggi. Il presidente, Antonio Di Pietro sarà a San Giovanni, a Roma, dove si svolge il tradizionale concerto. Esponenti del partito e militanti in tutte le città d’Italia dove sono previste manifestazioni. Sarà anche l’occasione per ricordare a tutti che si può cambiare l’attuale situazione politica, e possiamo farlo in tempi brevi, votando contro questo governo alla elezioni amministrative di maggio e Sì contro il nucleare, il legittimo impedimento e l’acqua privatizzata ai referendum del 12 e 13 giugno prossimi.

sabato 21 aprile 2012

‘Giù le mani dal sacco’. Firma e cancella il finanziamento pubblico ai partiti

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L'Italia dei Valori lancia la sua campagna di primavera contro il finanziamento pubblico ai partiti mascherato da rimborso elettorale. Obiettivo, raccogliere le firme per la proposta di legge d’iniziativa popolare. Per fare, cioè, con l’aiuto dei cittadini, quello che il Palazzo non ha nessuna intenzione di fare: rinunciare all'attuale legge che foraggia in modo spudorato e senza controlli le casse senza fondo delle formazioni politiche.
E’ lo stesso Antonio Di Pietro a presentare l’Open Day della campagna del partito ‘Giù le mani dal sacco’.
"Da oggi, in tutte le piazze d’Italia - dice il leader IdV -, i cittadini troveranno i nostri banchetti e gazebo per firmare e fermare, una volta per tutte, lo spreco immorale di soldi pubblici.
Eliminare il finanziamento pubblico ai partiti è l’unico modo per ristabilire la sovranità popolare tradita dopo il referendum del ‘93 e combattere alla radice la corruzione e il degrado che stanno affondando il Paese. A parole i tanti soloni presenti nei Palazzi del potere dicono di voler affrontare la questione, ma nei fatti avanzano proposte studiate ad arte per lasciare tutto com’è e non tagliare neanche un euro di finanziamento.
Insomma, la politica continua a far finta di niente, a voltarsi dall’altra parte e a essere distante dalle esigenze reali dei cittadini. Serve una scossa, un segnale di cambiamento.
Per questo - spiega Di Pietro -, l’IdV è passata subito ai fatti. Da tempo abbiamo depositato in Cassazione un referendum per abrogare l'attuale legge sul finanziamento e una legge di iniziativa popolare che va nella stessa direzione. Non ci fidiamo del Parlamento e vogliamo che sia la gente a indicare la strada da seguire.
Perciò chiediamo a tutti i cittadini, già da oggi, di firmare la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare per eliminare finalmente il finanziamento pubblico dei partiti. Tutti insieme possiamo evitare che la ‘vecchia politica’ vinca ancora, continuando a sfregiare la volontà degli italiani”.
Cerca il punto raccolta firme più vicino a te

giovedì 19 aprile 2012




Sabato 21 aprile saremo presenti
all' interno del mercato cittadino
a fare volantinaggio si invitano tutti i simpatizzanti a
partecipare.

Domenico Pagliaro