Siamo
in presenza della più clamorosa rottura generazionale. Mai come oggi ai
giovani viene offerto un lavoro brutto, sporco, sottopagato e precario
indipendentemente dai loro meriti, dal percorso di studi, dalle loro
capacità. L’unica alternativa per molti di loro è lasciare il Paese.
Quattro milioni sono i giovani in Italia che hanno un lavoro precario e
quarantamila sono quelli che ogni anno abbandonano l’Italia per cercare
un futuro migliore altrove. Basterebbero solo queste due cifre per
dimostrare l’incapacità del governo Berlusconi nell’affrontare i
problemi reali del Paese. Un Paese che non investe sui giovani è un
Paese che non ha futuro. Purtroppo però c’è del peggio, la precarietà
oggi non è soltanto un fatto generazionale, che coinvolge soltanto i
giovani ma è un dramma che si è esteso a tutto il mondo del lavoro,
attraversa tutti i settori, dal pubblico al privato, dalla piccola e
media impresa all’artigianato, alla grande industria, dalla scuola,
all’università, alla ricerca. Oggi si è precari a tutte le età, si è
precari a vent’anni se fai ricerca all’università, a cinquant’anni se
vai in cassa integrazione o in mobilità sapendo che verrai espulso dal
ciclo lavorativo, sei precario dopo una vita di lavoro e di sacrifici se
la pensione che percepisci basta a malapena a coprire l’affitto di
casa.
Quale significato dare allora alla giornata del Primo Maggio nata per
riconoscere i diritti universali dei lavoratori e per valorizzare i
traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori?
Per
noi deve essere un’occasione per restituire il presente e ripensare il
futuro delle giovani generazioni e attraverso il loro protagonismo
ricostruire il Paese a partire da una nuova classe dirigente che sappia
interpretare e proporre soluzioni adeguate ai problemi reali.
Un primo maggio di festa che non sia solo memoria, un vecchio
rituale, come qualcuno vuol farci credere per far passare il messaggio
che in fondo se ne può anche fare a meno, che anche quel giorno si può
andare a lavorare anzi, si deve, perché chiudere i negozi anche per un
solo giorno è un lusso che non ci possiamo permettere. Vogliamo che il
giorno della festa dei lavoratori, in tutte le piazze d’Italia, si
ricostruisca quel tessuto connettivo e quel legame tra padri e figli,
tra giovani precari e pensionati, tra universitari, ricercatori,
studenti e insegnanti, operai e impiegati che il governo ha rotto.
Da troppo tempo ormai subiamo le irresponsabili politiche di un
governo, quello Berlusconi, che sta smontando pezzo per pezzo quel
patrimonio di certezze e garanzie faticosamente conquistato.
Per
ultimo, gli accordi alla Fiat di Pomigliano e Mirafiori, voluti dall’ad
Sergio Marchionne, dove i lavoratori si sono ritrovati di fatto a dover
votare sapendo che l’alternativa a quegli accordi sarebbe stata la
chiusura degli stabilimenti e quindi la perdita del posto di lavoro. Per
noi non c’è libertà dietro un quesito così posto. Consideriamo quegli
accordi illegali e incostituzionali perché minano le libertà delle
persone, garantite dalla Costituzione.
In questo generale clima di incertezza e in presenza di continui
attacchi ai diritti, crediamo sia opportuno che questo primo maggio sia
una giornata in cui le generazioni che questo governo ha messo in
contrapposizione si incontrino per riconquistare il loro presente e
ripensare il proprio futuro, ragionando su pochi, semplici punti che
contano davvero. Quelli che anche l’Italia dei Valori condivide e anzi
acquisisce nel proprio programma di alternativa di governo: la
centralità del contratto a tempo indeterminato, come è in tutta Europa;
la difesa della scuola pubblica, l’Università e la ricerca; gli
ammortizzatori sociali per tutti quelli che ne sono privi; un piano
nazionale di investimenti sulle filiere della green economy; il diritto
alla casa, al reddito, al lavoro.
A questi punti l’Italia dei valori dice Sì.
Sì a una diversa e più giusta ripartizione del carico fiscale, oggi
troppo sbilanciata a favore delle classi più ricche. Sì alla difesa
delle pensioni, con la rivalutazione e il riconoscimento della
quattordicesima, e la garanzia di redditi da pensione adeguati per le
future generazioni; sì al ripristino della flessibilità dell’età
pensionabile.
Si alla ‘democrazia nei luoghi di lavoro’, con una legge che obbliga a
sottoporre sempre al voto dei lavoratori gli accordi siglati dalle
organizzazioni sindacali, per archiviare la pratica delle intese
separate.
Per tutto questo l’Italia dei valori sarà in piazza il Primo Maggio
insieme con le organizzazioni sindacali, i lavoratori, gli studenti,
anche con banchetti informativi e volantinaggi. Il presidente, Antonio
Di Pietro sarà a San Giovanni, a Roma, dove si svolge il tradizionale
concerto. Esponenti del partito e militanti in tutte le città d’Italia
dove sono previste manifestazioni. Sarà anche l’occasione per ricordare a
tutti che si può cambiare l’attuale situazione politica, e possiamo
farlo in tempi brevi, votando contro questo governo alla elezioni
amministrative di maggio e Sì contro il nucleare, il legittimo
impedimento e l’acqua privatizzata ai referendum del 12 e 13 giugno
prossimi.